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lunedì 8 febbraio 2016

il rifiuto della carne

a ben vedere la storia che siamo costretti a studiare per andare avanti negli studi non sembra niente altro che un susseguirsi di date e di bagni di sangue.
Ma la storia umana non é solo questo.
Esiste infatti una storia parallela che riguarda gli uomini che si sono distinti nelle arti ,nella filosofia e nelle altre possibilità che la vita offre che non sono collegate al potere politico e militare.
La cosa che spesso condividono questi uomini é la scelta di rifiutare il consumo della carne.

Il rifiuto del consumo della carne per nurtirsi é oggi uno degli argomenti che suscitano più reazioni emotive. Perché mai dunque una persona che sceglie per un motivo o per un altro di rinunciare a nutrirsi di prodotti provenienti da fabbriche della sofferenza e dell'orrore si trova nella strana situazione di doversi giustificare?

Si tratta di un ribaltamento della realtà,é infatti il virtuoso in questo caso che deve giustificare la sua scelta. E questo avviene per motivi non casuali.

Il primo riguarda la tradizione religiosa umana che ha formato per millenni l'organizzazione delle nostre vite,rendendola automatica e senza possibilità di essere messa in discussione.

Ciò che unisce le tre religioni patriarcali occidentali infatti ,al di là delle parole scritte nei libri sacri, é l'organizzazione del convivio umano (pranzi ,cene di famiglia o di gruppo) in modo che ritualmente si perpetui il sacrificio di sangue animale ("agnello di dio") come tratto di unione tra gli uomini e come obbedienza alla parola dei testi sacri.

Così é sbagliato pensare che il consumo della carne sia un'abitudine casuale.
In realtà lo sgozzamento del capretto o del vitello sono un'eredità ben precisa dettata agli uomini dai testi sacri delle tre religioni monoteistiche patriarcali.

Il rifiutare questo sacrificio rituale assume dunque un significato ben piu profono di quello che potrebbe sembrare,poiché genera automaticamente tutta una serie di conseguenze antropologiche di enorme portata,che hanno a che fare con le radici culturali e religiose (legate a quelle alimentari) che per generazioni gli esseri umani si sono tramandati.

La scelta vegetariana (o vegana) scardina in una semplice mossa un impianto organizzativo millenario.

Le conseguenze di questa scelta sono molteplici:la prima scardina una serie di valori che l'uomo ha costruito per se stesso ,prima fra tutti l'idea di essere la specie dominante e superiore a tutti gli altri animali. Questa idea ha come conseguenza logica l'accettazione che esista il diritto di disporre degli animali a proprio piacimento e non tiene in alcun conto le degradanti,indegne e folli condizioni di sofferenza e prigionia alle quali costringe un numero indefinito di specie venute al mondo non per vivere ma solo come prodotti di una catena di montaggio industriale dell'orrore.

Nutrire il proprio coropo rinunciando a questa dinamica ,oggi che se ne hanno le possiblità,non solo quindi ha come significato la possibilità di un mondo dove possiamo mangiare senza spargere del sangue,ma riposiziona anche la figura dell'uomo sulla terra,la sua superiorità non si concretizza infatti di poter disporre della natura per violentarla ,ma in un'espansione della coscienza che porti al rispetto e ad un equilibrio con l'ambiente,sia che si tratti di fabbriche della carne,sia che si tratti di interventi sul paesaggio naturale,sia che si tratti di inquinamento di ogni genere.